La guerriera e il mago (o meglio) la guarigione della guerriera Ero seduta su un cavallo pezzato, grigio e bianco, che a passo molto lento trotterellava lungo il campo tagliando l’erba con gli zoccoli. Per non scivolare mi avvinghiavo con le mani e le braccia al mio cavaliere. Aveva un lungo mantello. Il suo colletto alto e rigido mi impediva di vedere che aspetto avesse. Volevo tanto che fosse il mago, il mago di cui tutti parlavano, che viveva sul monte e raccoglieva erbe e sassi, pietre e foglie. E se non lui, almeno un altro mago, un qualsiasi mago. E così pensando continuai il viaggio fiduciosa di essere nelle mani giuste. Ero stanca, tanto stanca. La mia armatura aveva buchi e graffi, l’elmo mi copriva la fronte e il naso, mentre il resto del volto era seminascosto dall’usbergo. Il cavallo, il cavaliere, ed io cominciammo a inerpicarci per una ripida salita, andando su, e più su, lentamente, dondolando. A volte barcollavamo e...
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